Classe G a Classe C: sulla carta sembrano solo due lettere dell’alfabeto. Nella pratica, significano la differenza tra una casa che costa il doppio in bollette rispetto alla media, vale meno sul mercato e non rispetta le normative europee future — e una casa efficiente, confortevole, valorizzata e conforme. Tra le due c’è un percorso che richiede pianificazione, competenza e un coordinamento preciso degli interventi.
In questo articolo ti raccontiamo come funziona concretamente una riqualificazione energetica completa che parte dalla classe G e arriva alla classe C — o superiore — attraverso il protocollo di Aumento Classe Energetica. Non è una storia inventata: è il tipo di percorso che gestiamo regolarmente nel Nord Italia.
Il punto di partenza: capire cos’è una casa in classe G
Una casa in classe G è, per definizione, la peggiore in termini di efficienza energetica. Consuma più di 175 kWh per metro quadro annuo per il solo riscaldamento — in alcuni casi molto di più. Una casa di 90 mq in classe G può facilmente consumare 15.000-20.000 kWh l’anno per il riscaldamento.
Come si arriva in classe G? Di solito per tre ragioni sovrapposte: pareti senza nessun isolamento (tipico degli edifici anni ’50-’70), infissi vecchi con vetro singolo o doppio vetro degli anni ’80, e impianto di riscaldamento obsoleto con efficienza molto bassa. In molti casi c’è anche un quarto fattore: tetto o solaio non isolato, che può rappresentare il 15-20% delle dispersioni totali.
L’analisi iniziale: il Check-up Energetico
Il percorso inizia sempre con il Check-up Energetico di Aumento Classe Energetica. In questa fase raccogliamo tutte le informazioni sull’immobile — metratura, anno di costruzione, tipologia costruttiva, stato degli infissi, tipo di impianto, eventuali interventi già eseguiti — e produciamo un’analisi del potenziale di miglioramento.
Per un immobile in classe G, il primo obiettivo del check-up è identificare le tre o quattro aree principali di dispersione e calcolare l’impatto di ciascun intervento sulla classe energetica finale. Questo permette di costruire un piano di intervento prioritizzato: prima le cose che spostano di più la classe, poi quelle che completano il quadro.
In quasi tutti gli immobili in classe G, l’analisi indica la stessa sequenza: cappotto termico e infissi prima, poi l’impianto termico, poi il fotovoltaico con accumulo.
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Fase 1: il cappotto termico e la sostituzione degli infissi
Il cappotto termico esterno è il primo intervento perché ha l’impatto maggiore e perché condiziona le scelte successive — in particolare il dimensionamento della pompa di calore. Un edificio ben isolato ha bisogno di una potenza termica inferiore, il che significa una pompa di calore più piccola e meno costosa.
Per una casa tipica in classe G del Nord Italia — muratura in laterizio anni ’60 senza isolamento — uno strato di EPS grafitato da 14-16 cm porta la trasmittanza della parete da valori di 1,5-2,0 W/m²K a valori di 0,15-0,20 W/m²K. Significa che la dispersione attraverso le pareti si riduce di quasi il 90%. Il fabbisogno energetico per il riscaldamento crolla.
Parallelamente — e idealmente sullo stesso cantiere, per ottimizzare i costi di ponteggio — si sostituiscono gli infissi con serramenti ad alta efficienza. Doppio vetro con gas argon e bassa emissività, telai in PVC o in legno-alluminio con taglio termico. I ponti termici ai giunti tra il serramento e la parete vengono trattati con nastri e schiume sigillanti specifici.
Al termine di questa prima fase, l’immobile che era in classe G si trova tipicamente in classe D o E — già sopra la soglia richiesta per il 2030. Ma non è ancora classe C, e non abbiamo ancora toccato l’impianto.
Fase 2: la sostituzione dell’impianto con pompa di calore
Con l’involucro già isolato, la sostituzione dell’impianto di riscaldamento con una pompa di calore produce un salto aggiuntivo di una o due classi energetiche. La logica è semplice: la pompa di calore ha un rendimento stagionale (COP) di 3,5-4,5, contro il massimo di 1,09 di una caldaia a gas. L’energia primaria consumata per produrre lo stesso calore è quattro volte inferiore. E il calcolo della classe energetica tiene conto di questo.
Aumento Classe Energetica dimensiona la pompa di calore in base al fabbisogno residuo dell’edificio dopo il cappotto — non a quello precedente. Questo è un passaggio critico che molte imprese gestiscono male: installare una pompa di calore sovradimensionata su un edificio appena isolato è un errore che riduce l’efficienza e aumenta i costi inutilmente.
Se l’impianto di distribuzione è a radiatori, la soluzione può essere una pompa di calore ad alta temperatura compatibile con i radiatori esistenti, o un sistema ibrido che abbina la pompa di calore a una caldaia a condensazione per le giornate più fredde. Se si è disposti a sostituire anche i terminali, i pannelli radianti a pavimento o i fan coil a bassa temperatura massimizzano l’efficienza della pompa di calore.
Dopo questa seconda fase, l’immobile si trova tipicamente in classe C — l’obiettivo che ci eravamo posti.
Fase 3: il fotovoltaico con accumulo — per andare oltre
Il fotovoltaico con accumulo è l’intervento che può portare un immobile dalla classe C alla classe B o addirittura alla A. Ogni kilowattora di energia prodotta dal fotovoltaico riduce il consumo di energia primaria non rinnovabile — il parametro su cui si basa il calcolo della classe energetica.
Per l’immobile tipo del Nord Italia, con un tetto ben orientato a sud, un sistema fotovoltaico di 4-6 kWp abbinato a una batteria di accumulo da 5-10 kWh produce abbastanza energia da coprire una quota significativa del fabbisogno elettrico annuo, incluso quello della pompa di calore.
Il risultato finale del percorso completo — cappotto, infissi, pompa di calore, fotovoltaico con accumulo — su un immobile che partiva dalla classe G è tipicamente la classe B, con punte alla classe A per i casi con le condizioni più favorevoli. Questo significa: bollette ridotte dell’80% rispetto al punto di partenza, valore di mercato aumentato del 20-30%, conformità piena alle normative attuali e future.

La certificazione finale: il nuovo APE
Al termine del percorso, Aumento Classe Energetica redige il nuovo APE post-intervento. Questo documento certifica formalmente il salto di classe ottenuto, è necessario per accedere ai bonus fiscali residui e costituisce la prova documentale del valore aggiunto apportato all’immobile.
L’APE finale viene depositato nel sistema informativo regionale e consegnato al proprietario. È il punto finale del percorso — ma anche il punto di partenza di una casa che finalmente funziona come dovrebbe.
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Il percorso da classe G a classe C — o oltre — è fattibile, certificabile e spesso più conveniente di quanto si pensi, specialmente quando si tiene conto della valorizzazione dell’immobile e del risparmio energetico nel tempo. La chiave è la gestione integrata: un unico referente che coordina tutto, garantisce il risultato e non ti lascia solo di fronte alla complessità.
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