Il Superbonus ha rivoluzionato il settore dell’edilizia italiana tra il 2020 e il 2023. Poi è cambiato. Molte volte. Oggi, nel 2025, il quadro è diverso da quello degli anni d’oro, ma ci sono ancora elementi importanti da conoscere.
Questa guida ti aggiorna su cosa è rimasto, cosa è cambiato e cosa puoi fare concretamente.
Lo stato attuale: l’aliquota è scesa
Il Superbonus, nella sua versione originale al 110%, è chiuso alle nuove richieste per la quasi totalità dei casi. Chi non ha iniziato i lavori entro le scadenze previste non può più accedervi a quella aliquota.
L’aliquota vigente nel 2025 per i cantieri residui che rientrano nelle deroghe è al 65%. Si applica esclusivamente a situazioni specifiche: condomini con CILAS presentata entro determinate date, edifici con particolari caratteristiche, casi oggetto di proroghe specifiche previste da decreti successivi.
Per tutti i nuovi interventi, la detrazione disponibile per l’efficienza energetica non è il Superbonus al 110%, ma l’Ecobonus (al 65% per specifici interventi) o il bonus ristrutturazione (al 50%).
La cessione del credito: praticamente bloccata
Uno degli aspetti più rivoluzionari del Superbonus originale era la possibilità di cedere la detrazione a banche o imprese, che la acquistavano in cambio di pagamento immediato. Questo permetteva di fare i lavori anche senza liquidità propria.
Il Decreto Blocca Cessioni del 2023 e le modifiche successive hanno sostanzialmente chiuso questa strada per i nuovi interventi. Oggi la regola generale è che le detrazioni si usano in dichiarazione dei redditi, in 10 anni.
Esistono eccezioni residuali: per i soggetti a basso reddito (ISEE sotto determinate soglie) e per alcune categorie di intervento. Ma sono casi molto specifici, da valutare con il commercialista.
I problemi aperti: i cantieri in difficoltà
Molti cantieri avviati negli anni del Superbonus 110% si trovano oggi in situazioni difficili. Imprese che hanno accettato lo sconto in fattura e si trovano con crediti incagliati che non riescono a cedere. Condomini con lavori iniziati e non completati perché l’impresa è fallita o ha rinunciato.
Se sei in una di queste situazioni, hai bisogno di supporto legale e tecnico specializzato. Non è una questione che si risolve con una guida generale.
Cosa vale davvero nel 2025 per chi vuole intervenire oggi
Se parti da zero oggi, il quadro degli incentivi disponibili è questo.
Ecobonus al 65%: per cappotto termico, sostituzione impianto di riscaldamento con pompe di calore, sostituzione infissi con requisiti specifici, installazione sistemi di building automation. Detrazione in 10 anni.
Bonus ristrutturazione al 50%: per lavori di manutenzione straordinaria, inclusa la sostituzione di infissi che non soddisfano i requisiti Ecobonus, rifacimento di impianti, ristrutturazione generale. Massimale di spesa 96.000 euro per unità. Detrazione in 10 anni.
Incentivi comunali e regionali: molti comuni e la Regione Emilia-Romagna hanno programmi di incentivo complementari. Vale la pena verificare cosa è disponibile nella tua zona.

Il futuro: cosa aspettarsi
Il quadro normativo degli incentivi edilizi è in discussione permanente. Le scadenze cambiano, le aliquote vengono riviste, nuovi strumenti vengono introdotti.
Quello che è certo è che la Direttiva Case Green del 2024 imporrà interventi agli edifici a prescindere dagli incentivi. Il mercato immobiliare sta già prezzando la classe energetica. Le bollette del gas mantengono i livelli degli ultimi anni con volatilità elevata.
In questo contesto, l’aspettativa che “torni il 110%” non è una strategia. Chi aspetta incentivi migliori rischia di trovarsi nel 2028 con un edificio in classe G, senza incentivi significativi e con scadenze normative sempre più vicine.
La nostra posizione
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